Trovare nuove idee è un esercizio non banale, e ancora più difficile è guidare un team attraverso il percorso di generazione delle stesse: con il metodo SCAMPER avrete a disposizione un vero e proprio strumento di generazione e espansione delle idee

Lunedì mattina. Bevi avidamente il tuo secondo caffè e ti affretti ad entrare in sala riunioni, dove il tuo team di ingegneri e sviluppatori ti aspetta impaziente. Il prodotto di punta della tua azienda, il mouse per computer, sta vendendo meno del previsto, e il 2018 si è chiuso con fatturato e utili in calo. Il CEO chiede di correre ai ripari. Dobbiamo innovare! È il mantra che riecheggia nei corridoi aziendali. E tu, in qualità di product manager, sei chiamato a portare a termine questa missione.
Lo scenario che abbiamo dipinto penso ti risulterà familiare, tralasciando ovviamente il prodotto specifico (a meno che tu non lavori ad esempio alla Logitech 🙂 ).

Come affrontare una situazione del genere? Trovare nuove idee è un esercizio non banale, e ancora più difficile è guidare un team attraverso il percorso di generazione delle stesse.  Ci vuole certo creatività e estro, ma anche un minimo di ordine e polso fermo per estrarre valore dalla sessione di brainstorming ed evitare che degeneri in un guazzabuglio fuori controllo. Vogliamo quindi oggi darti un vero e proprio strumento per affrontare questa situazione. Un tool, pronto all’uso, con tanto di istruzioni. Parliamo del metodo SCAMPER.

 

SCAMPER: generatore di idee

Il metodo SCAMPER altro non è che una delle molteplici tecniche utilizzabili per la generazione di idee. L’acronimo, per essere precisi, riconduce alle seguenti attività:

  • Substitute: Prova a sostituire qualche caratteristica del prodotto.
  • Combine: Prova a abbinare il prodotto a qualcos’altro.
  • Adapt: Prova a rendere il prodotto più funzionale.
  • Modify: Prova a modificare alcune caratteristiche del prodotto.
  • Put to other use: Prova a cambiare la destinazione d’uso del prodotto.
  • Eliminate: Prova a eliminare elementi del prodotto.
  • Reverse/Rearrange: Prova ad invertire il funzionamento del prodotto o a farlo evolvere in qualcosa di nuovo.

Questo metodo è stato inizialmente teorizzato da Alex Faickney Osborn nel 1953, ossia nientemeno che colui che ha inventato il termine “brainstorming”. Successivamente lo SCAMPER è stato ripreso e rielaborato in molteplici testi e studi riguardanti la generazione di idee e l’approccio creativo ai problemi di business (ad esempio io l’ho scoperto leggendo l’eccellente testo di Michael Michalko, Thinkertoys). Ma torniamo ora al nostro Product Manager alle prese con il suo mouse. Tutti aspettano sue istruzioni. E lui non si fa cogliere impreparato,  iniziando a distribuire post-it, pennarelli e attaccando alla parete diverse grandi immagini del loro prodotto, un bello e tradizionale mouse come quelli che più o meno tutti noi abbiamo sulle nostre scrivanie. Per prima cosa spiega al team le basi dell’approccio SCAMPER, poi si mettono al lavoro tutti insieme.

 

Il metodo in azione

Questo è quello che riescono a produrre dopo un’ora di esercizio:

  • Substitute: uno degli ingegneri ha spesso le mani sudate e il rivestimento plastico del suo mouse, dopo ore di utilizzo prolungato, diventa tutto appiccicoso e sgradevole al tatto; propone allora di usare un rivestimento in gomma intercambiabile che assicuri un migliore grip, si possa facilmente smontare e lavare nel lavandino dell’ufficio e magari si presti ad essere personalizzato (ad esempio vendendolo in diverse colorazioni e pattern).
  • Combine: uno dei più giovani membri del team utilizza molto il computer per ascoltare la musica, e dopo aver impostato la playlist preferita su Spotify, si dedica ad altro (cucinare, fare le pulizie, stare con il suo fidanzato). Suggerisce allora di combinare le funzionalità di un piccolo altoparlante stereo a quelle del mouse. Viene integrato un ulteriore speaker per dare maggiore potenza all’audio del computer, e piazzarlo anche in posizioni strategiche come un vero altoparlante bluetooth, molto utile per potenziare le casse di un notepad portatile.
  • Adapt: tutti concordano che il mouse attualmente in produzione funzioni molto bene con il suo tappetino in corredo. Ma spesso gli ingegneri lavorano da postazioni improvvisate, come caffetterie, in treno, in bus, o sul tavolo della cucina di casa della nonna. Decidono quindi di potenziare la sensibilità del lettore ottico in modo che il mouse funzioni bene anche sulle superfici più difficili.
  • Modify: uno degli sviluppatori presenti al meeting si lamenta del fatto che dover bloccare e sbloccare il portatile dopo ogni pausa è molto snervante e poco intuitivo. Capiscono che il mouse sia uno strumento di connessione tra il corpo dell’utente ed il dispositivo, pertanto inseriscono un lettore di impronte digitali nel tasto sinistro del mouse. In questo modo il computer potrà essere sbloccato agilmente mediante l’impronta digitale del legittimo proprietario della postazione semplicemente prendendo in mano il mouse.
  • Put to other use: uno dei membri particolarmente fanatico della corsa, e quindi abituato ad usare smartwatch, suggerisce di inserire nel mouse un cardiofrequenzimetro, in grado quindi di rilevare il battito cardiaco dell’utente e monitorarlo. In caso di condizioni di stress o anomalie, il mouse attraverso una semplice applicazione potrà suggerire all’utente di prendersi una pausa e farsi un giro. Pensano anche che potrebbe essere simpatico inserire una sorta di semaforo sul mouse che con led colorati dia indicazione dello stato di salute di chi lo stia utilizzando.
  • Eliminate: qualcuno si chiede perché il mouse debba avere dei tasti. In effetti concordano sul fatto che sia possibile eliminarli del tutto ed al loro posto inserire un semplice sensore ad infrarossi, che registri l’azione in base al movimento delle dita dell’utente.
  • Reverse: il mouse è un device di input, quindi l’opposto potrebbe essere farlo diventare un sistema di output! Dotando il mouse di un paio di rotelle ed una penna, e collegandolo al pc con un’interfaccia Arduino, diventa un oggetto in grado di replicare su carta tracciati che l’utente ha caricato a schermo.

Il vantaggio di avere un metodo di brainstorming condiviso è che tutti sanno che direzione seguire, e anche i più introversi si sentono facilitati nel proporre le loro idee e farsi avanti. Tutti i colleghi hanno proattivamente suggerito soluzioni e proposte, anche elaborando tra loro i concetti che venivano messi sul tavolo, sempre facendo attenzione ad essere propositivi ed additivi e mai negativi e distruttivi.
Al termine del meeting tutti si dicono soddisfatti. Ci sono tante idee sul tavolo, e ora non resta che proseguire con un’indagine approfondita per capire quali tra quelle proposte facciano al caso dell’azienda e sia il caso di implementare. Probabilmente gli ingegneri vorranno creare uno o più MVP (Minimum Viable Product, se non sai cosa sia ne parliamo nel nostro ebook gratuito) e poi testarlo su una ristretta base di utenti particolarmente ispirati (early adopter). Il morale è alto e tutta la squadra non vede l’ora di mettersi al lavoro!

E tu? Pensi che un metodo del genere si possa adattare alla tua realtà? Oppure hai già testato metodologie differenti? Ci interessa il tuo parere, scrivici!

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