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Oggi parliamo di Drive di Daniel H. Pink, una vera pietra miliare che proprio recentemente ha compiuto dieci anni di età.
L’opera analizza quali siano i fattori che influenzano la nostra motivazione, seguendo un approccio “cosa sappiamo” vs “cosa dice la scienza” dimostrando in diverse occasioni come le aziende utilizzano strumenti e incentivi errati per motivare le persone sul posto di lavoro.

I tre pilastri di Drive

Non sono i soldi la leva che spinge le persone a lavorare più e meglio, e neppure il prestigio di posizioni o titoli. Piuttosto secondo Daniel H. Pink, il nuovo approccio motivazionale si basa su tre elementi fondanti: l’autonomia, cioè il desiderio di avere il controllo della nostra vita, la padronanza, cioè il desiderio di migliorare sempre di più in qualcosa che per noi è molto importante e lo scopo, cioè il desiderio di fare ciò che facciamo per un motivo che è più grande di noi stessi.

Attorno a questi tre pilastri, ossatura di Drive, Daniel H. Pink esplora diversi casi pratici che estendono questi concetti non solo all’ambito lavorativo ma anche all’ambito personale.

Drive esplora anche lo stato di flow, ossia lo stato di semi-trance creativa, agonistica, produttiva, che consente di raggiungere prestazioni al top, relativamente senza sforzo. Secondo Daniel H. Pink, tale stato si manifesta quando ci occupiamo di un task molto sfidante ma non così tanto da risultare impossibile o frustrante. Idealmente fuori dalla nostra portata, ma ancora raggiungibile. Questo stato è talmente corroborante, che al termine della fatica potremmo anche sentirci ricaricati.In questo stato ci immergiamo completamente nell’attività e diamo il massimo di noi stessi. Il concetto di FLOW è stato ampiamente esplorato da Mihaly Csikszentmihalyi nella sua opera omonima.

Drive di Daniel H. Pink è senza dubbio un testo da avere, leggere e rileggere, anche perché senza le basi gettate in quest’opera, molti testi successivi risultano incompleti. Consigliato!

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